L’ennesimo allarme nella sanità: a Napoli appena 16 ambulanze per un milione di abitanti
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L'Sos dell’Associazione dei medici del 118: la carenza di mezzi e le chiamate improprie sono alla base delle aggressioni contro il personale del servizio di soccorso.
Nella scorsa puntata dell’inchiesta ci siamo occupati dell’aumento considerevole delle aggressioni registrate nei confronti degli operatori del ‘118’, all’inizio di quest’anno, a Napoli. Ben 12, sei al mese, considerando gennaio e febbraio. Se la situazione dovesse continuare su questa media, “alla fine dell’anno ci troveremmo davanti a più di 70 aggressioni, praticamente un aumento del 600% rispetto al 2017, quando se ne sono registrate in totale 12, una ogni trenta giorni”. A dichiararlo è un operatore che aderisce all’Associazione dei medici del 118. Ma da cosa è originato tutto questo accanimento nei confronti di infermieri e camici bianchi del servizio di soccorso?
L’eliambulanza di Capri
“Innanzitutto dalla carenza di mezzi – ci spiega ancora il medico – e dalle chiamate improprie. Le ambulanze in servizio sull’intero territorio napoletano sono 16 (la 17esima è utilizzata sull’isola di Capri). E devono far fronte a un’utenza che tocca il milione di abitanti”. Per fare solo un esempio, a Palermo e in provincia (in totale, un milione e 266mila abitanti circa) si può fare affidamento su 50 autoambulanze. Detto ciò occupiamoci delle cosiddette chiamate improprie. Partiamo dal presupposto che a Napoli, pur se si richiede l’intervento per un paziente che ‘non sia in imminente pericolo di vita’ (emergenza identificata col codice rosso), in caso di chiamata dell’ambulanza del 118, non c’è alcun ticket da pagare. Nel resto d’Italia, invece, è imposto il pagamento di un ‘biglietto’ da 50 euro. “Di solito – continua a spiegare il medico del ‘118’ – funziona così. Nel caso che si registri la necessità di far intervenire personale sanitario, la prima chiamata dovrebbe essere rivolta al medico di base oppure alla guardia medica. Naturalmente ci sono tempi di attesa per l’intervento del personale contattato. Spesso però capita, che se anche non ci sia una effettiva emergenza, venga chiamato il ‘118’ per l’invio di un mezzo di soccorso”.
Vorrei che tu potessi capire il dolore di una moglie, che alle 3 del mattino, ci vede mentre cerchiamo il polso di suo marito…iniziamo la rianimazione sperand o di riportarlo da lei… Vorrei che tu potessi conoscere la frustrazione che si prova, quando un equipaggio di un’ambulanza che guida in urgenza, viene ostacolato da te, che non rallenti e non ci lasci la strada libera per poter passare, …e il primo commento del parente che sta morendo sarà: “Perché ci avete messo così tanto tempo ??!” Vorrei che tu conoscessi i miei pensieri quando estrichiamo un adolescente dalle lamiere di un veicolo… poteva essere chiunque, un mio amico, mia madre, La mia ragazza/o… quale sarà la reazione dei genitori di questo ragazzo o questa ragazza chiamati dalla polizia?? Vorrei che tu potessi capire, ciò che si prova quando partiamo per una chiamata d’urgenza e fermare il cuore fin quando non si arriva sul posto… Vorrei che tu potessi capire un bambino che tirando la piega dei pantaloni ci chie...
Nel panico generale il ragazzo corre e applica le regole del primo soccorso, guidato per telefono dagli operatori 118: all'arrivo i complimenti degli operatori. Ci fosse ancora De Amicis, ne farebbe uno dei racconti mensili del suo Cuore, insieme alla Piccola Vedetta Lombarda e al Piccolo Scrivano fiorentino. Storie di appendice accanto alle quali merita di stare quella del diciassetenne aretino che ha salvato il nonno colpito da un infarto con il massaggio cardiaco che aveva imparato a scuola in un corso di salvataggio. Un corollario drammatico, ma al tempo stesso coronato da successo, del pranzo domenicale. A Capolona, cintura industriale di Arezzo, ma comune autonomo. Succede tutto con la famiglia riunita a tavola. Il nonno, 78 anni, si sente male mentre sta mangiando: gli manca il fiato, il cuore dà segni di cedimento. Tutto attorno è il panico: che fare di fronte a una vita che se ne sta andando nel pieno del dì di festa? L’unico che ha la freddezza e anche il coraggio ...
Sistema brevettato da un gruppo di studenti di ingegneria del KTH (Royal Institute of Technology) di Stoccolma… Grazie a questo sistema non sarà più possibile non udire la sirena dei mezzi di soccorso a causa della musica ascoltata a volume alto dai conducenti. Tutte le ambulanze di Stoccolma hanno iniziato a sperimentare il dispositivo in grado di salvare vite permettendo soccorsi più rapidi e sicuri. L’incremento degli incidenti che coinvolgono mezzi di soccorso e automobili private ha spinto questo gruppo di studenti di ingegneria a realizzare questo dispositivo. Il tempo necessario alla reazione, di solito, è di 10-15 secondi, mentre sempre più spesso capita che gli automobilisti si rendano conto della presenza dei mezzi di emergenza soltanto un paio di secondi prima di vederli e ne vengano colti di sorpresa, proprio per colpa dell’isolamento acustico. Denominato “ Sistema EVAN ” , questo dispositivo è in grado di comunicare con ogni apparecchio dotato di Rad...
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